Roma 2030 si dimentica del presente “Quando il presente nega il futuro”

Il futuro di Roma 2030 si dimentica del presente: 19 assessori per Raggi

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di Andrea Catarci *

Roma 2030, quando il presente nega il futuro.

La Camera di Commercio prova a fare un salto nel futuro di Roma e affida al sociologo Domenico De Masi di analizzare e prevedere “Roma 2030, il destino della Capitale nel prossimo futuro”. La ricerca si è svolta tra il 2017 e il 2018 e si è avvalsa dell’apporto di esperti di economia, beni culturali, terzo settore, periferie, sicurezza, turismo, sostenibilità, urbanistica, mercato del lavoro, marketing territoriale, mobilità, tra cui Francesca Danese, Giuseppe Roma e Walter Tocci.

Nella prima parte, dopo la colta e articolata premessa di carattere storico che giunge fino al presente insistendo in particolare sul rapporto con la chiesa, sulla Roma italiana e su quella repubblicana, viene proposto un catalogo delle idee nel capitolo sul “Che fare”. Nella seconda parte si espongono le previsioni delle personalità coinvolte, nell’ottica di definire una sorta di “evoluzione spontanea” di Roma da oggi al 2030, sottolineandone i punti di forza e di debolezza anche in confronto con altre capitali e città italiane: da una parte c’è l’apertura al mondo, il posizionamento geografico, la mancanza di città limitrofe concorrenti, la storia millenaria, le risorse umane e in particolare la popolazione studentesca e universitaria, la vivacità del terzo settore e del volontariato; dall’altra c’è la marginalità crescente rispetto alla rete mondiale, la lentezza nel cogliere le prospettive, l’assenza di una visione e di un progetto, la mancata riforma amministrativa, le scarse infrastrutture, i servizi pubblici inadeguati, i servizi sociali in riduzione, la polarizzazione della ricchezza, la mancanza di una classe imprenditoriale capace di rinnovare il sistema, il peggioramento della qualità della vita per il ceto medio e basso.

L’obiettivo di cambiare le carte in tavola

L’obiettivo dichiarato è offrire i risultati agli operatori economici, sociali e culturali, in modo da agire per attenuare le previsioni negative e potenziare quelle positive. Come ricorda in premessa il Presidente della Camera di Commercio, Lorenzo Tagliavanti, Roma ha una popolazione attiva che sfiora attualmente i due milioni di abitanti e il tasso di occupazione è del 63%, cinque punti maggiore della media nazionale. Nel territorio comunale operano 370.000 imprese con 1,7 milioni di addetti, che arrivano a 500.000 imprese con 2 milioni di addetti aggiungendo l’area metropolitana. Ma i numeri e le performance non dicono abbastanza, per esempio non esplicitano che lo stato di salute economico, sociale, culturale e ideale di Roma determina spesso quello dell’Italia, perché elevando o avvilendo sé stessa essa eleva o avvilisce l’intera nazione. Per questo è interesse generale dotarla di poteri adeguati a gestirne le dimensioni e la complessità, in linea con quanto avviene in tutte le capitali europee, che beneficiano da tempo di una legislazione e di uno status speciale. Per questo è necessario rinnovare le vocazioni storiche di metropoli cosmopolita, innovatrice e solidale, orgogliosa del proprio passato ma che non teme il domani, che aspira a nuovi orizzonti di senso e a ritrovare il ruolo di guida verso una civiltà più progredita.

Il presente di Roma (che nega il futuro)

Il lavoro si pone l’obiettivo di volare alto e volontariamente tralascia la non trascurabile situazione critica di oggi. A riportare al presente ci pensa la Sindaca Raggi che, per “cambiare passo”, vara l’ennesimo rimpasto di giunta, arrivando alla cifra record di 19 avvicendamenti in meno di tre anni e mezzo. Su ambiente, trasporti, politiche sociali, innovazione tecnologica, politiche abitative e patrimonio escono di scena Laura Baldassarre, Rosalba Castiglione, Margherita Gatta, Flavia Marzano e si sposta Linda Meleo ai lavori pubblici. Al loro posto subentrano figure di stretta fiducia della Prima Cittadina provenienti dall’interno del M5s, in un giro di valzer che cela malamente il vuoto di idee, strategie e programmi, in un’accentuazione spinta di quel familismo amorale che aveva già fatto capolino all’inizio, in un inequivocabile segno di continuità con l’approssimazione, l’arroganza, l’incapacità di ascolto, l’arroccamento, la distanza dalla città reale che dal 2016 hanno sostanziato in negativo l’azione dell’esecutivo pentastellato.

Intanto continuano a susseguirsi i provvedimenti dannosi, sulla pelle di una città provata in profondità nella fiducia e nella volontà di riscatto. Avviene stavolta nella gestione del verde, con uno dei primi atti disposti sotto il controllo della nuova assessora Laura Fiorini, mentre a poche stanze di distanza si continua a perseguire l’insano scopo di azzerare quel luogo prezioso di autonomia, autorganizzazione e cultura femminista che è Lucha y Siesta. In risposta a un’associazione che ha chiesto per un’iniziativa l’uso dei giardini di piazza Santa Maria Liberatrice, a Testaccio, gli uffici richiamano la presenza di molteplici specie arboree, la scarsità di personale, l’impossibilità di procedere alla messa in sicurezza e, alla fine, subordinano l’autorizzazione all’esecuzione di una perizia e degli eventuali interventi necessari da parte dell’associazione stessa: “posto ciò, il parere è subordinato alla perizia fitostatica/fitopatologica effettuata da professionista del settore e dall’esecuzione degli interventi eventualmente richiesti. Tali procedure dovranno essere a totale carico del richiedente”. Se il caso dovesse diventare la normalità, le piccole realtà di base che animano i parchi della città più verde d’Europa con incontri, corsi, tornei e gare amatoriali alla fine rischiano di doversi arrendere: un conto è organizzare una manifestazione e sostenerne i costi, un’altra doversi occupare anche di pagare un professionista per individuare gli esemplari a rischio. E’ solo l’ultimo di una lunga serie di atti sconsiderati in tema di relazioni con società civile e mondo associativo. Al proposito, come non ricordare l’introduzione di oneri assicurativi e di ulteriori difficoltà burocratiche ai danni di comitati e volontari che si offrono di mantenere in proprio aree di verde pubblico, surrogando l’istituzione comunale inadempiente. Alcune – Comitato Parco Giovannipoli e Comitato di quartiere Grottaperfetta – sono arrivate fino al Consiglio di Stato per contestare l’evidente insensatezza dei provvedimenti. Allo stesso modo si è proceduto schizofrenicamente sul verde verticale, con abbattimenti indiscriminati che hanno spogliato intere vie e reso meno protetti i quartieri dal punto di vista ambientale, nell’incapacità di assicurare le dovute cure in modo mirato. L’esatto contrario della ragionevolezza e, per esempio, di quello che si sta facendo a Milano, dove si punta sull’introduzione di alberi di alto fusto, prendendo paradossalmente spunto proprio dalle politiche ambientali attuate a Roma in un passato ormai parecchio lontano. Con il piano ForestaMI, ricorrendo all’ausilio di sponsor privati, la giunta Sala ha disposto che la piantumazione di 100.000 nuovi esemplari da novembre 2019 a marzo 2020, primo nucleo di quella foresta urbana che nei prossimi dieci anni dovrà far respirare meglio Milano e l’area metropolitana. La promessa è di arrivare a due milioni entro le olimpiadi invernali del 2026 e a tre milioni entro il 2030. A Roma, al contrario, la giunta Raggi dà ulteriore prova di una miopia politica che sarà pagata a caro prezzo negli anni a venire, disponendo di abbattere piante imponenti senza sostituirle e di interdire spazi preziosi a chi persegue finalità culturali, sportive e artistiche, con il risultato di peggiorare due volte la qualità della vita urbana. E’ solo l’ennesima buona ragione per auspicare che un’esperienza disastrosa come quella grillina finisca il prima possibile.

Connettere presente e futuro

Serviranno progetti e piani ambiziosi per determinare i cambiamenti necessari a tirare fuori la città dal declino senza fine. Sarà necessario connetterli con la realtà, verificarli alla prova dei fatti, contaminarli attraverso l’ascolto di esperienze da valorizzare e di sofferenze diffuse da contrastare con decisione. Servirà che le tante parti vitali che compongono la città e da cui dipende la sua coesione sociale si rimettano in cammino perseguendo obiettivi condivisi. Servirà l’umiltà di capire quanto ogni sguardo su Roma sia parziale e insufficiente, anche quello illuminato che viene illustrato nei magnificenti spazi di piazza di Pietra. Servirà cambiare tutto, senza illudersi che basti rinunciare a priori a una candidatura olimpica per delineare un’azione di governo degna di tal nome. Servirà dedicare risorse ingenti all’emergenza abitativa peggiore d’Europa, alle povertà in aumento, a un’occupazione di bassa qualità, a una rete stradale pericolosamente ridotta a groviera, all’eliminazione dei cumuli di immondizia che sommergono ripetutamente i quartieri dal centro alle periferie oltre il Gra, ai trasporti pubblici che ‘viaggiano’ costantemente a un livello di indecenza e che per qualche variabile – metereologica, strutturale, organizzativa – si fermano completamente, alle situazioni di abbandono e incuria che minano l’agibilità degli istituti scolastici, del patrimonio abitativo comunale, dei mercati rionali, delle aree verdi. Servirà, infine, che a questa sfida di dimensioni enormi non si sottragga nessuno, almeno tra chi ama Roma.

* Andrea Catarci, Movimento Civico

<!– –>Leggi l’articolo originale – http://www.affaritaliani.it/roma/il-futuro-di-roma-2030-si-dimentica-del-presente-19-assessori-per-raggi-628067.html?ref=ig

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